martedì 11 agosto 2026

💐Paul McCartney - Flowers In The Dirt

Recensione di uno dei miei album preferiti scoperto casualmente: Flowers In The Dirt di Paul McCartney. Scopriamo la sua storia, copertina, tecnologia e tante altre curiosità. 


Ricordo di aver scoperto questo album per pura casualità grazie ad Umberto, un mio caro amico che nel 1992 acquistò il suo primo impianto Hi-Fi della Kenwood a San Severo dal solito Discobolo ...ora tristemente rimpiazzato da un bar! All'atto dell'acquisto il suddetto negozio proponeva in omaggio ben tre CD e la scelta ricadde sui seguenti titoli:

  1. Innuendo dei mitici Queen ...dei quali condividevamo la stessa passione;
  2. Una raccolta di successi dei Platters ...per soddisfare le esigenze di suo papà;
  3. Flowers In The Dirt di Paul McCartney che di seguito andremo a recensire ed ascoltare.
 

1. Introduzione

Pubblicato il 5 giugno 1989 dalla Parlophone/Capitol, Flowers In The Dirt segna il punto di svolta decisivo nella carriera solista di Paul McCartney. Con una durata complessiva di 53 minuti e 42 secondi (che salgono a 58:27 nell'edizione CD comprendente la bonus track Où Est Le Soleil?), l'album si muove tra Pop Rock, Art Pop e Adult Contemporary. Accompagnato in studio e dal vivo da una formazione di primissimo ordine — composta da Linda McCartney (cori, tastiere), Hamish Stuart (ex Average White Band, chitarra e basso), Robbie McIntosh (ex Pretenders, chitarra solista), Paul "Wix" Wickens (tastiere) e Chris Whitten (batteria) — McCartney arrivava dal tonfo critico e commerciale di Press to Play (1986). L'album servì da volano per il suo primo tour mondiale dopo tredici anni d'assenza dai grandi stadi. Dal punto di vista sonoro, l'opera si posiziona al crocevia tra la nobile tradizione melodica beatlesiana (in stile Abbey Road), l'aggressività lirica del New Wave / Pub Rock di Elvis Costello e la nitida, levigata produzione Pop britannica di fine anni '80 (richiamando lo stile sofisticato di band quali Crowded House, Squeeze o Tears for Fears).

2. Copertina

L'artwork di copertina nasce dalla sinergia tra l'artista visivo britannico Brian Clarke (celebre per le sue imponenti vetrate artistiche) e la fotografa Linda McCartney. Il concept visivo si basa su una grande tela dipinta da Clarke con colori ad olio e pigmenti dai toni caldi e terrosi; mentre la pittura era ancora fresca, vi vennero adagiati sopra fiori recisi e steli d'erba, per poi immortalare l'insieme con lo scatto fotografico di Linda. Il significato si intreccia con il titolo dell'album (tratto da un verso del brano That Day Is Done): il contrasto tra la bellezza effimera e colorata dei fiori (Flowers) e la ruvidezza terrosa del fondo (In The Dirt) simboleggia la rinascita creativa dell'artista, ancorata a una materia solida ma capace di sbocciare in nuove intuizioni melodiche. Il libretto originale del CD (progettato dallo studio Peter Saville Associates) offre una panoramica curata nei minimi dettagli: contiene i testi integrali dei brani, i crediti analitici per ogni singola traccia, gli scatti in bianco e nero di Peter Mountain e una mappa precisa delle differenti sessioni di registrazione tenutesi tra gli studi londinesi (AIR, Olympic, Metropolis) e lo studio personale di McCartney nell'East Sussex.

3. Tecnologia

Registrato nell'arco di diciotto mesi (da ottobre 1987 a gennaio 1989), l'album si distingue per una produzione multilivello orchestrata da un team eterogeneo di produttori, tra cui Trevor Horn, Steve Lipson, Mitchell Froom, Chris Hughes, Ross Cullum e lo stesso McCartney. La resa sonora bilancia sapientemente la presa diretta della band in studio con complesse tecniche di sovraincisione. Accanto all'uso di strumenti acustici vintage e ad arrangiamenti orchestrali curati da George Martin, il disco fa un uso ponderato della tecnologia dell'epoca, integrando i campionatori Fairlight CMI e i sintetizzatori Roland con un missaggio dinamico (curato in gran parte da Neil Dorfsman) che mantiene puliti i transienti della batteria ed esalta l'impatto ritmico del basso. Disponibile nel 1989 sui classici formati solidi (Vinile LP, Cassetta e CD), l'album è stato oggetto nel 2017 di un'imponente riedizione per la serie Paul McCartney Archive Collection: questa versione ha introdotto il remastering ad alta risoluzione Hi-Res Audio (24-bit/96kHz), affiancato da demo acustiche inedite in formato FLAC/Lossless e cofanetti Deluxe multidisco, restituendo una trasparenza spaziale e una profondità sui bassi nettamente superiori al master originale.

4. Brani

La tracklist dell'album si articola in 12 tracce ufficiali (più la traccia di chiusura nell'edizione CD):

  1. My Brave Face – 3:36

  2. Rough Ride – 4:43

  3. You Want Her Too – 3:13

  4. Distractions – 4:38

  5. We Got Married – 4:55

  6. Put It There – 2:09

  7. Figure Of Eight – 3:23

  8. This One – 4:10

  9. Don't Be Careless Love – 3:17

  10. That Day Is Done – 4:18

  11. How Many People – 4:14

  12. Motor Of Love – 6:18

  13. Où Est Le Soleil? – 4:45 (Bonus track CD)

L'efficacia lirica e la tenuta dell'album traggono enorme beneficio dalla collaborazione con Elvis Costello, la cui penna caustica agisce da contrappeso all'inclinazione di McCartney per le strutture eccessivamente disimpegnate.

  • My Brave Face: Apertura folgorante co-scritta con Costello. Il brano sfoggia una linea di basso Rickenbacker aggressiva e melodica, sorretta da arpeggi di chitarra a dodici corde e cori a incastro di pura matrice Beatles. Il testo tratteggia con amara ironia la goffaggine di chi cerca di mostrare sicurezza dopo la fine di una relazione.

  • You Want Her Too: Un duetto teatrale e spiazzante in stile vaudeville. La voce tenorile di Paul si scontra con il timbro acido di Costello, creando una tensione vocale ed espressiva raramente riscontrabile nella produzione anni '80 dell'ex-Beatle.

  • Put It There: Gemma acustica di appena due minuti. Ispirata a un'espressione del padre di Paul, la traccia è sorretta da un delicato fingerpicking, arricchita da un minimale pattern percussivo ottenuto battendo sulle ginocchia (tecnica mutuata da Buddy Holly) e impreziosita dal raffinatissimo quartetto d'archi diretto da George Martin.

  • We Got Married: Brano d'atmosfera sulla tenuta dei rapporti coniugali nel tempo. La traccia cresce progressivamente fino all'ingresso di David Gilmour (Pink Floyd), il cui assolo di chitarra solista, carico di sustain e vibrato drammatico, eleva il pezzo verso uno dei momenti emotivi più alti del disco.

  • That Day Is Done: Ballata solenne venata di Gospel e Soul, dove gli ottoni caldi e le armonie vocali spingono McCartney a una performance vocale graffiante e carica di pathos.

Dal punto di vista della coesione, l'album scivola leggermente solo nel blocco finale: Motor Of Love, pur vantando una costruzione armonica complessa, appare sovraccarica di riverberi e synth patinati che ne dilatano eccessivamente la durata, mentre la sperimentazione dance-reggae di Où Est Le Soleil? risulta un divertissement bizzarro ma disallineato rispetto alla maturità del resto del materiale.

5. Conclusione

Flowers In The Dirt rappresenta il riuscito "ritorno alla forma" di Paul McCartney, capace di fondere il rigore compositivo del passato con le esigenze sonore del pop di fine millennio. L'incontro artistico con Elvis Costello ha avuto il merito di rigenerare la vena lirica del musicista di Liverpool, restituendogli grinta e spessore critico. È un lavoro caldamente consigliato agli appassionati della discografia beatlesiana, agli amanti del pop-rock d'autore e a chiunque voglia riascoltare una delle migliori linee di basso e di arrangiamento vocale dell'epoca. Nonostante un paio di episodi meno focalizzati nella seconda facciata che tradiscono le ridondanze produttive tipiche del 1989, l'opera si attesta come uno dei vertici assoluti della sua carriera solista.


Voto finale:
8.5/10


Spero con questo post di avervi incuriosito a continuare la lettura del mia pagina dedicata alla COMUNICAZIONE.






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