Con questa recensione voglio parlarvi della mia adolescenziale parentesi pop quando sono stato fulminato da Michael Jackson con il suo mitico album Dangerous ed i suo iconici passi di ballo durante i relativi video e live performance!
Era il 1992 quando restai impressionato dalla intrigante copertina dell'album Dangerous di Michael Jackson della quale consiglio la lettura di questa pagina. Mi ricordo ancora che durante l'ascolto del CD provavo invano ad emulare i suoi iconici passi di ballo. A quei tempi chi avrebbe potuto sapere che Michael Jackson era uno degli artisti preferiti di mia moglie, con la quale condivido una sortita lista di CD.
Ora vi lascio alla seguente recensione completa ed al suo ascolto su YouTube Music.
1. Introduzione
Nel novembre del 1991, Michael Jackson pubblicava Dangerous, il suo ottavo album in studio da solista. Con una durata complessiva di 76 minuti e 53 secondi, il disco segna uno snodo cruciale nella carriera del "Re del Pop". Dopo aver firmato la trilogia capolavoro con Quincy Jones (Off the Wall, Thriller, Bad), Jackson decide di interrompere il sodalizio storico per avventurarsi in territori sonori inesplorati.
Spinto dall'esigenza di modernizzare il proprio sound nell'era post-anni '80, si affida al giovane produttore Teddy Riley, pioniere e architetto del New Jack Swing. Il risultato è un’opera complessa che fonde New Jack Swing, Industrial Funk, Pop, Hard Rock e Gospel. Per comprendere subito la matrice sonora di Dangerous, si può immaginare l'aggressività urbana e sincopata di gruppi come i Guy o Bobby Brown, ibridata con la potenza ritmico-industriale di Janet Jackson (Rhythm Nation 1814) e la grandiosità orchestrale e melodica tipica del pop classico jacksoniano.
2. Copertina e Booklet
L'artwork di Dangerous è una delle copertine più iconiche e stratificate della storia della musica, firmata dal celebre pittore del pop-surrealismo Mark Ryden. Lo stile è denso, quasi barocco, e catapulta l'osservatore in un'estetica fiabesca e al contempo inquietante.
- Tratti salienti e significato: Al centro campeggiano gli occhi penetranti di Michael Jackson, che guardano da dietro una maschera dorata all'interno di un elaborato portale teatrale. Attorno a lui si snoda un universo simbolico: un re cane e una regina scimmia incoronati, il volto dell'impresario circense P.T. Barnum, la Terra capovolta, complessi ingranaggi industriali e creature chimeriche. La cover rappresenta perfettamente la parabola esistenziale di Jackson in quel periodo: la sua vita trasformata in un perenne spettacolo circense e mediatico, il contrasto tra l'innocenza dell'infanzia e la paranoia dell'età adulta, e il tentativo di controllare un mondo caotico attraverso l'illusione artistica... continua!
- Booklet: Il libretto del CD (e l'inserto dell'edizione in vinile) riflette questa cura maniacale per i dettagli. Impaginato con motivi decorativi in stile edwardiano/vittoriano, racchiude tutti i testi dei brani, crediti minuziosi per ogni singola traccia (indicando persino i campionamenti e i tecnici di sala) e calorose dediche personali dell'artista, conferendo all'oggetto solido un'aura quasi liturgica.
3. Tecnologia e Produzione
Dal punto di vista tecnico, Dangerous rappresenta uno dei punti più alti dell'ingegneria del suono d'inizio anni '90. Prodotto da Jackson insieme a Teddy Riley, Bill Bottrell e allo storico sound engineer Bruce Swedien, l'album fu registrato e mixato avvalendosi dell'Acusonic Recording Process (un metodo ideato da Swedien per sincronizzare più registratori multitraccia garantendo la massima pulizia del segnale) e, in particolare, della tecnologia QSound.
- QSound e Spazialità: Il QSound era un algoritmo di elaborazione audio 3D capace di creare un effetto surround psicoacustico partendo da un normale segnale stereo a due canali. L'ascolto in cassa o in cuffia restituisce una profondità tridimensionale straordinaria: percussioni che sembrano provenire da dietro l'ascoltatore, campionamenti che ruotano nello spazio e dettagli micro-dinamici nitidissimi.
- Caratteristiche del Mix: Il suono è caratterizzato da rullanti secchi, quasi metallici, grancasse martellanti e una gestione impeccabile dei livelli vocali. Jackson utilizza il proprio corpo come uno strumento percussivo: beatbox umano, schiocchi di dita e respiri affannosi sono registrati con microfoni a condensatore ad altissima sensibilità, integrandosi perfettamente con i sint-bass e le batterie elettroniche.
- Formati: Progettato espressamente per sfruttare la capienza del Compact Disc (che consentiva di superare la soglia dei 60 minuti senza tagli), l'album è uscito anche in doppio vinile LP, MC e, in anni recenti, in edizioni digitali Hi-Res Remastered (24-bit/96kHz), che mettono ancora più in risalto la separazione stereofonica e la dinamica originale.
4. Analisi dei Brani e Tracklist
L'album è diviso quasi nettamente in due metà: una prima parte dominata dai ritmi urbani, metallici e aggressivi del New Jack Swing, e una seconda parte più melodica, introspettiva e spirituale.
Tracklist Completa
- Jam – 5:39
- Why You Wanna Trip on Me – 5:24
- In the Closet – 6:31
- She Drives Me Wild – 3:41
- Remember the Time – 4:00
- Can't Let Her Get Away – 4:58
- Heal the World – 6:24
- Black or White – 4:15
- Who Is It – 6:34
- Give In to Me – 5:29
- Will You Be There – 7:40
- Keep the Faith – 5:57
- Gone Too Soon – 3:22
- Dangerous – 6:59
Analisi dei Brani Chiave
Jam apre l'album con l'effetto sonoro di un vetro infranto che esplode negli altoparlanti. Il groove è un cantiere industriale di beat sincopati su cui svetta il rap di Heavy D e una sezione fiati sintetizzata estremamente aggressiva. La performance vocale di Jackson è ruvida, raschiata, priva di edulcorazioni.
In the Closet (con la partecipazione vocale non accreditata della Principessa Stefania di Monaco) è un capolavoro di erotismo minimalista. Il brano si regge su un beat martellante ma essenziale, arricchito da sospiri, sussurri e da un falsetto ipnotico di Michael che esplode in un bridge dove l'interpretazione fisica e drammatica raggiunge picchi d'intensità notevoli.
Remember the Time rappresenta l'equilibrio perfetto tra il soul classico e il moderno R&B. Le stratificazioni armoniche dei cori sono impeccabili, sostenute da un basso sinuoso e da una melodia contagiosa che dimostra la maestria di Teddy Riley.
Black or White spezza la rigidità elettronica grazie al riff di chitarra rock composto ed eseguito da Bill Bottrell. Il testo affronta il tema dell'integrazione razziale in modo diretto, sorretto da una struttura pop impeccabile e da un bridge rap efficace.
Who Is It è probabilmente la gemma nascosta del disco. Una traccia dal sapore oscuro, contrassegnata da una linea di basso pulsante che ricorda l'angoscia di Billie Jean, ma elevata da un arrangiamento d'archi tragico e solenne. Qui Jackson canta la paranoia e il tradimento con una disperazione vocale da brividi, accompagnata dal suo stesso beatbox.
Give In to Me vede la partecipazione di Slash alla chitarra solista. È un hard rock viscerale e malinconico, in cui la chitarra ruggente del musicista dei Guns N' Roses si scontra con il canto straziante di Michael, creando un'atmosfera decisamente più cupa rispetto alla celebre Dirty Diana.
Will You Be There parte con un'apertura orchestrale tratta dalla Nona Sinfonia di Beethoven per poi evolversi in un maestoso gospel con il Andraé Crouch Choir. La progressione armonica e il recitato finale di Jackson mettono a nudo la sua vulnerabilità artistica e umana.
Valutazione della coesione: L'album soffre leggermente della tipica prolissità dell'era del CD. La transizione tra la prima parte (estremamente coesa, urbana e spigolosa) e la seconda (pop, rock, balate filantropiche) risulta a tratti brusca. Brani come Heal the World, per quanto impeccabili nella produzione, risultano liricamente un po' stucchevoli se collocati a poca distanza dalla violenza sonora di Jam o dal misticismo cupo di Who Is It.
5. Conclusione
Dangerous è un'opera di transizione coraggiosa e fondamentale. È il disco in cui Michael Jackson ha dimostrato al mondo intero di poter prescindere dal genio di Quincy Jones, tagliando i ponti con le rassicuranti formule del passato per abbracciare la modernità e la complessità degli anni '90. È un album al contempo aggressivo e vulnerabile, patinato e cupo, che mette a nudo non solo il talento di un performer al picco della forma vocale, ma anche le nevrosi e le paure di un uomo isolato dal resto del mondo.
L'album è vivamente consigliato agli amanti della produzione musicale di altissimo livello, agli appassionati dell'R&B e del funk moderno, e a chiunque voglia scoprire un Michael Jackson meno fiabesco e più viscerale.
Pur non possedendo la compattezza stilistica perfetta di Thriller o l'impatto pop immediato di Bad, Dangerous compensa con una ricerca sonora pionieristica e un'audacia concettuale che lo rendono, per certi versi, il suo lavoro più affascinante e maturo.
Voto finale:
8.5/10
Spero con questo post di avervi incuriosito a continuare la lettura del mia pagina dedicata alla COMUNICAZIONE.
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